lunedì 13 febbraio 2017

RECENSIONE: MIRANDA AND CALIBAN

Buongiorno a tutti! Come state? E come procedono le vostre letture? Io sono davvero molto contenta perché finalmente riesco a postare la prima recensione di febbraio, evviva!!!
Quindi non mi perdo in chiacchiere e vado subito a presentarvelo!

TITOLO: Miranda and Caliban

AUTRICE: Jacqueline Carey

TRAMA (velocemente tradotta da me): Miranda è una bambina sola. Fin da quando ha memoria, lei è suo padre hanno sempre vissuto isolati in un palazzo moresco. Ci sono polli e capre e uno spirito intrappolato in un pino, che ulula e geme in continuazione, ma l’unico altro abitante dell’isola è un ragazzo selvaggio, che la evita, anche se la spia dalle mura in rovina e le lascia dei doni. Ma ci sono anche altri ricordi,  memorie vaghe di un altro tempo e di un altro luogo. Ci sono domande che Miranda non osa porre a suo padre, che è una persona severa a cui piace avere il completo controllo su tutto. Chi sono io? E da dove vengo?
Il ragazzo selvaggio, Caliban, anche lui è solo, un orfano lasciato ad arrangiarsi molto presto, il linguaggio e la civiltà per lui sono solo ricordi. Ma quando Caliban viene costretto a servire Mirana e suo padre come parte di un esperimento più grande, lui si ribella alla sua cattività, e si scopre affamato di gentilezza e amore.

Questo libro mi è stato gentilmente inviato da Netgalley in cambio di un'onesta recensione. Quindi un enorme grazie a Netgalley e alla casa editrice MacMillan-Tor/Forge per aver approvato la mia richiesta.

A quanto pare questo per me sarà l'anno della Carey. Era da un po' che non leggevo nulla di questa autrice, che reputo bravissima, ma nel giro di due mesi sono riuscita a leggere una sua trilogia e questo suo nuovissimo libro. Tra l'altro la data di uscita prevista è domani, il giorno di San Valentino, che cosa carina!
Comunque, torniamo a noi... questo libro è il retelling de La tempesta di William Shakespeare. Devo ammettere che non sono ancora riuscita a leggerlo, ma spero di farlo quanto prima! 

Pur mancandomi la storia originale, per così dire, ero davvero curiosa di vedere cosa sarebbe riuscita a combinare la Carey. E' un'autrice bravissima, che si è rivelata anche discretamente versatile e questo è il suo primo retelling, quindi stavo morendo dalla curiosità.
Ammetto che mi aspettavo qualcosina di più, perché è comunque una lettura lenta e ho fatto parecchia fatica a immedesimarmi nella storia. Ma è anche giusto che sia una lettura lenta e, molto probabilmente, se lo avessi letto in un periodo diverso lo avrei apprezzato di più, ma ero appena uscita da una serie di letture lente e avrei proprio avuto bisogno di qualcosa di un po' più movimentato o avvincente, quindi probabilmente in un altro periodo lo avrei apprezzato di più.
Ma a parte questi piccoli problemini posso assicurarvi che questo libro è una vera opera d'arte. L'autrice ci racconta la storia di quello che succede prima della storia di Shakespeare, almeno da quanto ho capito, e ci presenta i personaggi che il bardo metterà poi sulla scena, raccontandoci le loro vicissitudini e la loro storia.
Apparentemente quella dei nostri protagonisti è una vita noiosa: Miranda e suo padre vivono in un castello moresco, su un'isola praticamente disabitata. Il padre è uno stregone e uno studioso, è molto severo e fin da subito si capisce che sta tramando qualcosa, ma per parecchio tempo non sapremo a cosa mira davvero. E Miranda è una ragazzina sola: la sua unica compagnia sono gli animali che allevano (qualche gallina e una capra) e gli spiriti che li servono, costretti dalla magia del padre. Ma questi spiriti sono elementali che non parlano, si limitano a svolgere i loro compiti e basta, lasciando Miranda in completa solitudine.
Ma assieme a loro sull'isola vive un'altra persona: un ragazzino selvaggio che presto cadrà nella rete di macchinazioni del padre. Infatti questo vuole convocarlo con la magia e costringerlo a diventare un suo servitore perché sa che questo ragazzino inselvatichito e scostante è il figlio di una strega, a sua volta esiliata sull'isola ma morta da qualche anno, e che quindi gli può tornare utile per i suoi scopi.
Caliban, così si chiama questo sventurato ragazzo, è il vero capolavoro dell'autrice. Riesce a dar voce in maniera così credibile a questo personaggio e riesce a descrivercelo così bene, che è impossibile non affezionarsi a lui e non portarlo con sé anche dopo aver terminato il libro.
Un altro personaggio memorabile in questa storia è Ariel, lo spirito che all'inizio è intrappolato nel pino. E' un personaggio ambiguo e molto interessante. Mi sarebbe piaciuto vederlo un po' di più, perché ha un sacco di potenziale.
Il padre di Miranda, Prospero, invece è un personaggio che non mi è piaciuto per niente, ma direi che era anche l'intenzione dell'autrice, mentre Miranda non mi ha fatto impazzire, anche se non è male come voce narrante. Per i  miei gusti è un po' troppo ingenuotta e remissiva, ma è comprensibile, visto che è cresciuta da sola in un'isola deserta, con l'unica compagnia di suo padre, che ovviamente la vuole ubbidiente e ingenua.

Comunque, oltre a Caliban, il punto forte di questo libro è il linguaggio. Il linguaggio in generale è molto curato e l'autrice sceglie con molta attenzione ogni parola. Usa uno stile più "arcaico" e più alto, rispetto agli altri suoi libri e la cosa ha un senso visto che stiamo parlando di un'autrice americana che sta scrivendo un retelling (o forse sarebbe più corretto dire "una sorta di prequel") di un'opera di uno dei più grandi poeti inglesi. L'ho trovato un'idea molto rispettosa e mi è piaciuto molto. Certo, rallenta un pelino la lettura, ma non ho avuto particolari difficoltà nel seguire la storia o nel capire le cose, quindi questo è un altro punto a suo favore.
E poi, sempre legato al linguaggio, ci sono i capitoli raccontati dal POV di Caliban. Sono splendidi, fantastici e meravigliosi. In questi capitoli, che iniziano quando il povero ragazzo viene "catturato" da Prospero e viene sottoposto ad un processo di "civilizzazione", riusciamo a seguire perfettamente i suoi progressi: pian piano Caliban impara a parlare (o ri-impara) e impara ad esprimere concetti astratti e pensieri complessi. Così i primi capitoli dal suo POV sono pieni di monosillabi o frasi ridotte all'osso, ma più il tempo passa e la storia procede, e più i suoi capitoli acquistano un valore narrativo e anche il nostro ragazzo selvaggio riesce ad esprimere i suoi pensieri e a raccontarci cosa succede. 
E poi fa una tenerezza incredibile, per quanto il suo linguaggio progredisca e si evolva, rimane una forte preferenza per le onomatopee, che saranno la sua caratteristica distintiva in tutto il libro. Questa attenzione dell'autrice verso i dettagli e verso il linguaggio mi hanno davvero aiutato a simpatizzare con Caliban, che è diventato uno dei personaggi che più mi han fatto tenerezza.

Concludendo, non è un libro pieno di azione, e se siete in vena di una lettura veloce e scorrevole, allora vi consiglio di passare oltre. Non fraintendetemi, non è un mattone e non è una lettura pesante. Anzi è molto piacevole, e l'autrice riesce ad incuriosirci sempre, a lasciarci con qualcosa in sospeso, così che noi siamo spinti ad andare avanti, a continuare con la lettura. E la cura che mette nei particolari, la sua attenzione al linguaggio e il suo uso particolare del linguaggio per caratterizzare al meglio i personaggi sono qualcosa di veramente notevole!

Voto:e mezzo

E voi che mi dite? Conoscevate questo libro? Vi ispira?
Buone letture!
S.

10 commenti:

  1. Una trama bellissima, per un'opera incredibile. La cover è mozzafiato *.*

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  2. Un libro che merita di essere letto assolutamente, nonostante il mio inglese un po' arrugginito e farò la prova!

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    1. Concordo! Se lo leggi fammi sapere cosa ne penserai, che sono curiosa!

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  3. Quanto vorrei leggere questo libro il prima possibile! La Carey è la mia autrice preferita *_*

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    1. Questo è molto particolare per lei, ma merita davvero :)

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  4. Wow! Ultimamente i retelling vanno alla grande. Da noi in Italia se ne vedono poco, ancora non hanno capito che potrebbero essere una fonte di guadagno, io li comprerei volentieri ehehe

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    1. E' davvero un peccato che da noi ne traducano così pochi!!!! :(

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  5. Aspettavo questa tua recensione (e ovviamente me la stavo perdendo-.-)! Non sapevo fosse un retelling e ammetto che mi convince fino a un certo punto. Maneggiare storie altrui è complicato già di suo, ma qui parliamo di Shakespeare, che diaminexD E poi, ho idea che il livello di inglese sia difficilotto... Non so, dimmi tu:)

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    1. Non avendo letto l'originale non saprei ben dirti quanto bene sia fatto il retelling, anche se la storia a me è piaciuta molto, perché ci mostra il passato dei personaggi coinvolti nella storia di Shakespeare, e a livello di inglese, stranamente, non è molto difficile, io sono riuscita a leggerlo senza nessun problema, anche se ho trovato parecchi termini che non conoscevo perché l'autrice sceglie di usare uno stile più "alto".
      Magari potresti provare a dargli un'occasione, mantenendo le aspettative non troppo alte :)

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